L’effetto di Facebook e Twitter sull’healthcare: meno barriere per una comunicazione partecipata in ambito salute

Nello scenario attuale l’uso dei social network ha reso possibile lo sviluppo di reti comunicative efficaci le quali hanno dimostrato di saper sopperire alle difficoltà d’interazione nei luoghi e nei tempi deputati all’assistenza sanitaria. Quando utilizzati in sinergia con i dispositivi indossabili, si hanno anche decisi miglioramenti per quanto riguarda la risposta alle terapie e l’attenzione verso stili di vita più corretti. Analizzeremo le dinamiche che hanno portato alla situazione che oggi abbiamo tutti di fronte, ponendo l’accento come l’iniziativa sia nata dal basso e perché il mondo di Facebook e Twitter non possa essere sottovalutato.

Sappiamo bene quanto il settore farmaceutico e biomedicale sia regolamentato e come questo fatto sia un ostacolo per l’adozione degli strumenti digitali sia per la promozione dei prodotti sia per la diffusione di una cultura della salute.

Tutti gli altri attori che prendono parte al processo assistenziale (cittadini, pazienti, professionisti sanitari, ospedali e istituzioni), invece, hanno avuto tempo e modo di superare la prima fase di diffidenza nei confronti di questi mezzi, per poi divenirne frequentatori assidui e assertori della loro utilità nonostante abbiano responsabilità ed esigenze differenti.

Essendo individui destinati a interagire nei luoghi di cura, ed essendo chiamati a farlo in un momento storico in cui i ritmi si sono fatti più frenetici e dove le risorse umane/finanziarie scarseggiano, hanno dovuto fronteggiare il rischio sempre più alto di instaurare relazioni che non fossero né autentiche né terapeuticamente proficue.

Con il passare degli anni, però, l’esigenza di andare oltre il distacco emotivo instauratosi, il desiderio di evitare il ripetersi di errori clinici e la necessità di portare la relazione di cura anche al di fuori dei luoghi tradizionalmente dedicati a essa, ha visto questi canali divenire un luogo ideale dove confrontarsi in modo aperto.

I risultati sono, ora, sotto gli occhi di tutti e ciascuno di noi può constatare come in rete si assista alla:

  • diffusione delle informazioni a fini divulgativi sia da parte delle istituzioni sia dei clinici;
  • nascita di rapporti tra pazienti e tra medici per soddisfare un’esigenza di confronto sulla propria quotidianità;
  • progressiva estensione del dialogo al di fuori del singolo gruppo d’individui, con una comunicazione che si fa trasversale.

Le tante statistiche che si leggono sul web sull’uso di internet e del digitale nell’healthcare, al di là delle cifre, confermano le dinamiche appena presentate e delineano meglio come l’affermazione di questi strumenti sia in costante crescita e la fiducia circa il loro potenziale in aumento. Ne indichiamo alcune che riteniamo esemplificative:

  • il 90% dei Millenials (giovani) sostiene di fidarsi delle informazioni mediche condivise da altre persone sui social media (fonte:Search Engine Watch);
  • tra gli adulti, un 30% condivide le informazioni sulla propria salute con altri pazienti, un 47% lo fa con i dottori, un 43% con gli ospedali, un 38% con una compagnia assicuratrice e un 32% interagisce con una farmaceutica (fonte:Fluency Media);
  • il 60% dei consumatori in generale, non a caso, riferisce di credere di più ad un post informativo di un medico vs un 36% che si fida di quanto scrivono le case farmaceutiche (fonte: MDDI);
  • il 66% dei clinici usa i social per il proprio lavoro, spesso preferendo i forum alle community riservate (fonte:EMR Thoughts) e, nel 60% dei casi, sostiene che il loro utilizzo sia in grado di migliorare la qualità dell’assistenza fornita ai pazienti (fonte: Demi & Cooper Advertising and DC Interactive Group);
  • il 54% dei pazienti è d’accordo con l’eventualità che il proprio curante possa cercare online delle consulenze utili ad affrontare meglio il loro quadro clinico (source: Mediabistro) e, nel 49% dei casi, auspica che i social possano divenire un canale diretto dove concordare la visita e rivolgersi per ogni questione possa sorgere nelle ore successive alla stessa (fonte: HealthCare Finance News).
  • il 41% delle persone sostiene che ciò che leggono sui social media potrebbe influenzare la loro decisione in merito a quale medico, ospedale o altra struttura assistenziale prendere in considerazione quando devono affrontare un problema di salute (fonte: Demi & Cooper Advertising and DC Interactive Group);
  • il 31% delle istituzioni sanitarie e/o delle associazioni legate al mondo della salute si è dotata di specifiche linee guida per la redazione di contenuti destinati ai canali social (fonte: Institute for Health) mentre una grossa parte dei produttori di farmaci, il 23%, non ha ancora fatto alcuna contromossa, nemmeno per la gestione delle emergenze sul web (fonte:Mediabistro).

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In poche parole appare chiaro che nella nostra società non si possa fare ameno di questi mezzi di comunicazione anche quando si tratta della nostra salute. Anzi, sembra proprio che all’iniziale diffidenza mostrata quando di fronte si aveva un qualcosa di sconosciuto, l’istinto dell’uomo abbia risposto agendo per trovare una soluzione e l’abbia trovata nel recupero del confronto utile a ricevere supporto morale e consigli pratici.

La risposta da parte di una buona parte degli ospedali non si è fatta attendere, come dimostrano i dati relativi agli USA. Molti di essi hanno aperto canali Youtube per divulgare materiale che potesse accompagnare le informazioni presenti sui loro siti web, e il traffico diretto a questi ultimi non ha potuto che beneficiarne mostrando un aumento considerevole (fonte: Google’s Think Insights studio che risulta molto dettagliato e chiarificante).

Il numero di utenti che guardano o scaricano i podcast dal sito della Mayo Clinic, per esempio, è aumentato di 76,000 unità nel primo mese seguente la decisione dell’istituto di usare i social (fonte: WHPRMS) e, stando alla medesima indagine che ha coinvolto più di 1500 ospedali americani, i canali che vengono scelti più frequentemente per comunicare online sono Facebook e Twitter.

Prendendo ancora come esempio la Mayo Clinic, mentre vi scrivo ha più di 750,000 Like sulla pagina Facebook e oltre un milione di followers del suo account Twitter.

Questo successo si deve alla scelta di avere un team dedicato al mondo dei social e all’attenzione con cui chi vi fa parte riesce a confezionare un mix comunicativo composto da informazioni mediche a carattere sia scientifico sia pratico.

La grande risposta del pubblico conferma quanto sia importante esser messo nelle condizioni di capire cosa deve fare e le ragioni di salute che stanno dietro al comportamento consigliato.

Crediamo che sia proprio questa la grande sfida da affrontare oggi e l’esempio “pilota” di cui si sono resi protagonisti alcuni ospedali ne sia la testimonianza.

Ogni realtà facente parte a qualunque titolo del settore healthcare dovrebbe chiedersi se e in che modo stia lavorando per andare in questa direzione perché il futuro si basa su una visione più partecipata della salute.

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